UTOPIA DI UN CAMBIAMENTO:


Sento un doveroso obbligo morale e professionale di avanzare delle critiche (che mi auguro siano percepite come costruttive) ad alcune delle affermazioni fatte domenica mattina in Piazza S. Salvatore da parte dei partiti di Rifondazione Comunista e della Margherita. Infatti, il primo, in ordine di apparizione, il consigliere Roseto, nel sottolineare per l’ennesima volta la disastrosa attuazione della politica del territorio, commetteva un piccolo errore nell’additareil PRG come causa di tale scempio definendolo disastroso. A mio avviso, l’errore di fondo risiede nel fatto di non tener conto che il PRG è uno strumento di pianificazione di carattere Generaleche è attuato per mezzo di Piani Attuativi (PIP., PEEP, lottizzazioni, PdR, ecc.). Spetta, dunque, a tali Piani Attuativi definire i dettagli necessari a rendere concreto quanto previsto dalle norme generali del PRG. Peraltro, sono semplici fini economico-speculativi che hanno fatto sì che tale particolare importante non si percepisse e si procedesse, invece, a quella disastrosa attuazione diretta del PRG che è sotto gli occhi di tutti. Un’attuazione che potremmo tranquillamente definire spontanea se non opportunistica. In altre parole, si è adattata la normativa generale del PRG alle esigenze del mercato anziché indirizzare questo sulla strada di uno sviluppo serio, ordinato e logico. A farne le spese di tutto questo è ovviamente il territorio e la vivibilità del Paese cui sono stati sottratti i necessari spazi vitali a favore di un’edilizia speculativa. È, dunque, errato definire fallimentare il PRG ma sia più corretto definire fallimentare l’attuazionedel Piano stesso.

Più da vicino, invece, mi tocca un’affermazione del consigliere Migliaccio che nel suo discorso, addirittura, demonizzaun’intera classe professionale (Ingegneri, architetti e geometri), per le scelte che alcuni di questi avrebberofatto nel legittimare e rendere possibile ciò che oggi è la realtà che ci circonda.

Tale passaggio mi tocca da vicino poiché non tiene conto:

  1. dei sacrifici fatti da chi pur di non approvare scellerate scelte (peraltro molto vantaggiose per i propri interessi), nel voltare le spalle ad una certa tendenza generale, si è trovato solo a dover lottare contro i mulini a vento;

  2. di quanti esclusi o auto-esclusisi da determinate beghe di potere hanno girato e girano ancora l’Italia per trovare quel sano e salutare sostentamento per se e le proprie famiglie derivato dai propri sforzi e sacrifici;

  3. di quanti sacrificando anni di duri e proficui studi universitari hanno preferito mettere da parte la propria professione pur di tenersi ben custodita, dentro di se, la propria professionalità.

   “Per queste ragioni, caro avvocato, Vi chiedo, se davvero è il cambiamento che auspicate per questo paese, e se tale cambiamento deve essere serio e concreto, dovendo tirare in ballo i professionisti dell’edilizia, v’invito a spostare la vostra attenzione da questa parte, poiché “dall’altra” d’attenzione ed “Interesse” ve n’è gia fin troppa”.

Non vorrei ripetermi, ma ci tengo a sottolineare che la mia vuol essere una critica costruttiva indirizzata al cambiamento che ci si auspica, poiché credo che ciò possa avvenire nel migliore dei modi, solo se alle critiche per tutto quel che v’è di male nel nostro territorio, si unisce l’esaltazione e l’incoraggiamento di quei piccoli germogli di professionalità, coerenza e correttezza morale che pure hanno bisogno di essere nutriti per crescere, germogliare e dare buoni frutti che saranno di alimento alle generazioni future.

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