Inceneritori o Dissociatori? A noi trovare le vere risposte


FONTE: Arch.in.geo

Comunicato stampa

Dalle notizie di cronaca recente relativa alla questione “Smaltimento Rifiuti”, si comincia a sentir parlare con sempre maggiore insistenza di Dissociatori molecolari, meglio conosciuti come Gassificatori. Infatti, sembra che adesso proprio questi rappresentino la manna caduta dal cierlo (o dal nord Europa) a discapito degli inceneritori che fino a ieri venivano indicati come l’unico rimedio possibile (per maggiori dettagli ecco la scheda tecnica di un dissociatore).

Come Campani, ma soprattutto come Casertani (Provincia che raccoglie il 50% delle ecoballe prodotte in tutta la regione), non possiamo non sentire crescere i dubbi e le perplessità nei confronti di nuove sperimentazioni che ci vedono sempre più protagonisti come vere e proprie “CAVIE UMANE” sulle quali il mondo intero può portare avanti studi e ricerche su “come evitare la morte per cause naturali“, o meglio ancora “come convincere la gente a pagare a caro prezzo (TARSU) le cause principali della propria morte“. Nel paese in cui viviamo, non esiste una famiglia, per quanto piccola, che non abbia un familiare morto o malato di una qualsiasi forma di cancro. E chi è stato fortunato ha evitato la sofferenza morendo d’infarto.

Per queste ragioni, non possiamo permettere a chi, con il pretesto dell’emergenza, non ha badato ad altro che agli affari, barattando non più la nostra libertà, la nostra voglia di giustizia o di semplice normalità come accadeva in passato, ma la nostra stessa vita, a continuare a sperimantare sulle nostre teste metodi “innovativi” o “tecnologicamente avanzati” senza averci prima convinto fino in fondo della loro efficacia.

Le nostre conoscenze in ambito chimico-tecnologico, non ci consentono (al momento) di capire dove siano le vere innovazioni, per questo chiediamo a quanti seguono queste pagine ed hanno una sensibilità nei confronti di questi temi, di fornirci (con commenti, link, e-mail, in qualsiasi modo) informazioni il più dettagliate possibile. Piochè è ben risaputo che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, non ci interessa tanto soffermarci sul processo di trasformazione, a noi interessa semplicemente capire in cosa si trasformano i rifiuti che vengono trattati.

In fine, oltre alle normali perplessità legate a tali trasformazioni, ciò che maggiormente ci preoccupa è la gestione di questi processi che qui da noi hanno un impatto di gran lunga più devastante di qualsiasi altra città del nord. Per cui al di fuori del normale funzionamento in piena efficienza, vorremmo capire cosa accade se:

  1. ci si dimentica di attivare o cambiare dei semplici filtri;
  2. non vengono impostate le giuste temperature;
  3. vengono tralasciati alcuni aspetti relativi alla sicurezza;
  4. vengono inseriti, per sbaglio, dei rifiuti tossici destinati ad altri processi.

Vorremmo solo ricordare, a tal proposito, che ad Orta di Atella (CE) non è bastata una vera e propria rivolta popolare per convincere qualcuno ad attivare le basilari norme in materia sanitaria presso un opificio locale, ma è stato necessario l’intervenmto dei paesi limitrofi a far attivare i campanelli d’allarme su un problema avvertito da tutti (politici compresi).

Convinceteci. Dateci risposte esaustive. Ormai la scienza ufficiale si limita sempre più a fare da spalla agli affaristi trovando in un semplice punto interrogativo (?) la scappatoia per scrollarsi di dosso responsabilità che su nessun altro possono ricadere. Quindi sta a noi trovare delle “risposte fai da te”, scambiandoci conoscenze ed informazioni il più possibile chiare e dettagliate, dalle più elementari alle più estruse senza nulla scartare.

Scriveteci.

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6 Risposte

  1. caro ingegnere, comprendo la sua preoccupazione per il grave stato di “emergenza” in cui si trova oggi l’intera regione Campagna riguardo il ciclo integrato dei rifiuti.
    l’emergenza è il pane della politica sporca, l’emergenza consente di andare in deroga a qualsiasi legge, l’emergenza mette paura ai cittadini al punto da non badare in quale tasca andranno a finire i soldi pubblici purchè si risolva l’emergenza.
    da addetto ai lavori, sulle problematiche da lei esposte, ritengo che nessuno possa sentirsi escluso da responsabilità e le faccio un esempio:
    capisco che nessuno in Campagna vuole le discariche, gl’impianti, ecc; che nessuno, a parte qualche isola felice, vuole fare la raccolta differenziata;
    e nessuno porta soluzioni alternative.
    me lo dice lei come si fanno sparire i rifiuti in Campagna che, tra le altre cose, è la regione che in Italia ne produce di più?
    grazie e buon lavoro

    ps la invito sul mio blog

    http://www.parliamodambienta.wordpress.com

    Antonio

  2. Io credo semplicemente che il sistema della raccolta e dello smaltimento rifiuti sia uno dei più semplici processi del vivere civile (ovviemente in ambienti sani).
    Partiamo dalla raccolta:
    Compiti del cittadino: Raccogliere (preferibilmente in maniera differenziata) i vari tipi di rifiuti e posizionarli all’esterno delle abitazioni secondo un preciso calendario.
    Compiti dell’amministrazione: gestire (preferibilmente in maniera diretta) la raccolta dei sacchi preparati dai cittadini e conferirli presso le apposite discariche o altro, preparate per accogliere tali tipi di rifiuti.
    Più semplice di così … eppure grazie ad affidamenti e società miste create ad oc, già questo non avviene.
    Lasciamo quindi proprio perdere la fase successiva. Tanto è già così difficile arrivarci. Figuriamoci il portarla a termine!
    P.S. per quanto mi riguarda le società miste rappresentano la più geniale trovata per gestire la politica in modo clientelare ed affaristico, evitando il banale rischio di poter essere incriminati di corruzione. Infatti basta essere il portaborsa di uno dei sindaci per poter aspirare alla carica di amministratore delegato di uno di questi consorzi ed il tutto risulta lecito e naturale.

  3. il concetto di esternalizzazioni da parte dei comuni sono anche una risorsa se poi chi gestisce i servizi li fa funzionare…
    è vero anche che le società miste, quando non danno i servizi, sono additate per essere prede della clientela politica di sindaci che nominano a rappresentarli consiglieri di amministrazione che comunque garantiscono rappresentatività dei comuni che, spesso, si associano sotto forma di consorzio.
    purtroppo i limiti che i parametri europei (rispetto del patto di stabilità) impongono anche le riduzioni delle spese del personale, riducendo le possibilità di opzioni alle cooperative sociali, spesso con scarsi risultati.
    inoltre la gestione dei mezzi per la raccolta è, sopratutto per i comuni medio-grandi, insostenibile al punto da non garantire spesso i servizi a causa di guasti ecc.

  4. Come tecnico, non amo tanti giri di parole. Mi piace guardare in faccia la realtà per quello che è.
    Oltre al popolo che sta pagando con la vita (per non parlare dell’ingiusto pagamento di servizi inesistenti), non esiste nessun altro che abbia pagato per questa situazione che ci ha totalmente e definitivamente squalificati agli occhi del mondo intero. Non dico di introdurre la pena di morte per iniezione di un corcinoma all’intestino a colui che si fa carico di risolvere la questione come commissario straordinario per poi finire il proprio mandato così, come se nulla fosse successo. Ma almeno potrebbe restituire i tanti soldi che ha incassato ingiustamente (in quanto pagato per risolvere un problema e non per lavarsene le mani dopo 2 o 3 anni di insuccesso) sottoforma di restituzione della più ingiusta delle ingiuste tasse.
    Qui invece, dove tutto accade sotto gli occhi di tutti, non succede mai nulla. Chi governa la regione, continua indisturbato a farlo;
    Chi gestisce l’emergenza continua semplicemente ad aprire e chiudere cantieri, ad affidare incarichi, a sprecare soldi che sono il frutto dei nostri sacrifici;
    chi amministra comuni, consorzi, organi in genere che non funzionano, continua a farlo indisturbato.
    Non ho mai sentito parlare di qualcuno che abbia pagato per l’incapacità di assolvere ad un compito cui potrebbe benissimo rinunciare sul nascere.
    Eravamo abituati a mediocri amministratori che sperperavano e sprecavano i nostri soldi per il loro interesse rifugiandosi spesso e volentieri dietro l’alibi della Camorra, un’organizzazione che essi stessi dovrebbero far si che non esistesse.
    Ma oggi non si gioca più con il nostro benessere. Stiamo cominciando ad abituarci all’idea di essere amministrati da gente che gioca con la nostra stessa vita, con la nostra salute. E quel che è peggio, che lo fa in tranquillità, indisturbato e strapagato per farlo, giustificato nella sua totale incapacità da una situazione di emergenza che egli stesso ha creato.
    Credo che un gran bel salto indietro sia stato fatto, riportandoci a quelle che erano le condizioni di vita del medioevo quando il povero contadino pagava per tutti, anche per i capricci del sovrano. E se qualche carestia si abbatteva sulla nazione, la colpa non poteva che essere del contadino che mal coltivava la terra del padrone.
    Quale futuro per questa nostra terra così maledetta?
    Personalmente non ne vedo. Credo che a breve, arginata l’emergenza rifiuti, partirà subito l’emergenza “edilizia abusiva”. Cambieranno solo i soggetti ed i protagonisti ma la storia sarà sempre quella.

  5. A proposito di come si risolve il problema dei rifiuti, cito da una seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta, on.le Russo, Forza Italia (partito che non voterei nemmeno sotto minaccia armata)
    “Contemporaneamente bisogna ridurre drasticamente la produzione dei rifiuti. Non c’è alternativa: va vietata in tutta la regione, a tempo indeterminato e fino alla ricostituzione di uno stato di normalità, la vendita al dettaglio di prodotti imballati, sia alimentari che non (compresa l’acqua minerale e le bibite gassate), introducendo l’obbligo dei contenitori riusabili per la vendita dei prodotti sfusi, con esenzioni limitate ai soli casi previsti per ragioni sanitarie. Ciò si attua già in molte altre parti d’Italia e d’Europa. In Campania bisogna rendere tale sistema generale e obbligatorio. Contestualmente, va fatto obbligo alla rete della distribuzione al dettaglio, e alle relative associazioni di categoria, di spacchettare i beni venduti e di avviare gli imballaggi agli impianti di recupero. Lo stesso deve valere per tutti gli inutili supplementi dei quotidiani e per la pubblicità cartacea. Da soli, gli imballaggi costituiscono il 40 per cento in peso dell’intera massa dei rifiuti urbani, ma fino al 60-70 per cento in volume”. A volte bastano cose semplici. Per il dissociatore molecolare, dalla stessa seduta, stesso onorevole: c. La soluzione del processo impropriamente chiamato “dissociazione molecolare” appare poco “promettente”, anzi rappresenterebbe probabilmente un regresso tecnologico. Si tratta infatti di un banale processo di gassificazione a bassa temperatura, condotto in discontinuo per un tempo molto lungo (cioè in recipienti che vengono aperti e alimentati con rifiuti al tempo zero e poi riaperti dopo 24 ore). Dalla documentazione ufficiale disponibile, si deduce che tutte le operazioni (caricamento, reazione, scaricamento, produzione di gas) sono piuttosto farraginose.
    I motivi sono diversi:
    a) le operazioni di carico in discontinuo avvengono non in automatico ma tramite un caterpillar guidato da un operaio. Il tutto con emissioni di polveri ed altre sostanze nell’ambiente di lavoro;
    b) La cosiddetta cella di gassificazione non è altro che un contenitore dove il rifiuto viene riposto. Il contatto con l’agente gassificante (l’aria contenuta nella “cella”) che è uno dei parametri fondamentali per definire l’efficienza ambientale ed energetica di un reattore di gassificazione è pessimo e principalmente limitato alla parte superficiale del rifiuto. Non sono previsti sistemi di miscelazione del solido che potrebbero, sia pur parzialmente, migliorare il contatto. Di conseguenza la conversione in gas è scadente, resterà del carbonio incombusto nelle ceneri e si produrrà gas con composizione non costante ma variabile nel tempo.
    c) Quest’ultima caratteristica negativa renderebbe inutilizzabile il gas ottenuto, così si è pensato ad una soluzione inutilmente complicata: l’utilizzo di più celle, almeno quattro, che partono sfalsate a tempi diversi per garantire (?) una qualche omogeneità di composizione del gas prodotto. Il tutto risulta complicato da gestire e richiede molto spazio.
    d) La stessa efficienza energetica di queste “celle” sembra scadente dato che l’energia per le reazioni endotermiche di gassificazione è ottenuta da un bruciatore esterno a gas naturale (!). A ciò si ovvierebbe con un reattore che operi in continuo come negli impianti di gassificazione più diffusi, in cui l’energia è fornita dalle reazioni di ossidazione a temperature maggiori di 700-800°C.
    e) La bassa temperatura, la pessima miscelazione e il basso contenuto di ossigeno del “dissociatore molecolare” inducono inoltre la presenza di molti composti organico volatili (come dichiarato anche nella documentazione tecnica) e soprattutto di molti catrami (detti tar). Questi rendono molto problematico l’uso del gas, che non può essere bruciato in un motore o in una turbina a gas ma solo in caldaia, con basse efficienze di recupero energetico.
    f) Le operazioni di scarico, sono ancora più farraginose e pericolose per la salute degli operatori e dell’ambiente. L’apertura della cella porta ad un rilascio di polveri fini, che contengono carbonio non convertito e sono, per i motivi di cui sopra, ricoperte di catrami. E’ quindi completamente falso che tale tecnologia presenti caratteristiche positive nella “gestione dei sottoprodotti solidi”. Anche perché le basse temperature di esercizio impediscono che le ceneri vengano vetrificate e rese riutilizzabili, come accade negli impianti di gassificazione ad alta temperatura.
    g) Anche la pulizia del gas con un filtro meccanico “a perdere” lascia molti dubbi. Come viene smaltito?
    Per quanto riguarda le soluzioni impiantistiche per la frazione organica raccolta in modo differenziato si nota che: al di là del compostaggio, che ha bisogno di un substrato di partenza di elevata qualità (spesso non ottenibile dalla frazione organica dei RSU), la soluzione digestione anaerobica, con produzione di un biogas (formato da metano e anidride carbonica) è già ampiamente sperimentata in tutta Europa, con impianti affidabili di taglia diversa. Andrebbe particolarmente bene per aree a forte vocazione turistico-gastronomica ma anche per altri tipi di bacini di utenza.
    Sembra veramente improbabile l’adozione della “dissociazione molecolare” aggravandosi alcune delle caratteristiche negative sopra riportate, a cominciare dalla maggiore necessità di apporto di calore dall’esterno e dalla difficoltà di movimentazione”. Come dire: non esiste la bacchetta magica, dobbiamo organizzare un ciclo dei rifiuti basato sulla diminuzione dei rifiuti stessi e sul recupero. Come si fa anche in tante parti della Campania.

  6. Dopo il servizio trasmesso su rai e speciale ore 23.30 del 4 gennaio 2008 si vede chiaramente che il rifiuto ha invaso la città, ciò che non mangiamo, non digeriamo, è finito nell’ambiente è tornato da dove è venuto in altra forma: ma chi ha costruito il prodotto che poi viene chiamato rifiuto?
    e già tutto scritto fin dall’inizio : gli ingredienti ed i componeneti dei prodotti in origine fin dal primo ingresso nel ciclo di filiera del prodotto nel momento in cui ” nasce ” è nocivo. -un computer è una micro bomba chimica nucelare. è un rifiuto speciale, pericoloso, o un semlice rifiuto dell’attività organolettica dell’uomo ?
    le tecnologe vanno applicate e messe in opera in modo diretto operativo – non c’è più tempo per parlare per scrivere per polemizzare, occorre fare applicare sperimentare elaborare provare con conoscienza con
    precisa determinazione con provata e riprovata capacità di controllo e di reversibilità .di sistemi che sono in grado di fagocitare il rifuto ottenendo energia, materia prima inerte e metalli riciclabili.
    solo alte temperature e tempi rapidi portano alla trasformazione della materia rifiuto in materiale riusabile .le temperature degli inceneritori non raggiungono i 1900 gradi per cui le ricadute di materiale non dissociato in polveri e micro particelle è inevitabile.ed altamente nocivo a lungo termine per l’ambiente tantè che si parla di carichi antichi depositati in minere di salgemma in germania .e tanta diossina nell’ambiente con ceneri nocive per cementi .
    E’ possiblie avere una tecnologia meno invasiva e meno nociva rispetto a tutto ciò che abbiamo in funzione.?. ricerca e sperimentazione -SI- provare per credere . alla prossima puntata. lunga vita agli econauti .

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